sabato 19 marzo 2011

La primula

La fioritura nelle aree più in ombra del sottobosco tende ovviamente a ritardare rispetto alle zone più soleggiate: senza la sufficiente quantità di luce e di calore è ben dura far sbocciare un fiore!
Come sempre ci sono però delle eccezioni: infatti proprio nel sottobosco possiamo trovare in marzo o anche già alla fine di febbraio la bellissima primula (Primula vulgaris).

La primula è una pianta perenne; ogni anno immagazzina nella radice una scorta di sostanze di riserva di alto valore energetico. Proprio questa radice/magazzino, chiamata rizoma, permette alla primula di sbocciare così presto. 
Il nome 'primula' indica proprio questa sua precocità. Un vecchio nome di questo fiore, altrettanto bello, era 'primavera' o 'pianta della primavera': probabilmente intendendo questo fiore come un araldo della bella stagione che sta arrivando.
Le foglie sono verde scure e rugose sulla parte superiore; nella parte inferiore sono pelose. Il calice del fiore forma un tubo a cinque punte che copre la parte inferiore della corolla. Questa è a forma di imbuto ed è composta da cinque petali che vanno dal giallo zolfo ad uno più pallido, quasi bianco, a seconda dell'esemplare. Forse a causa del vivace contrasto fra i fiori ed il terreno la primula veniva chiamata anche "occhi di civetta".
Dalle nostre parti sbocciano praticamente ovunque; la si trova acilmente nelle zone attorno al lago di Pierarossa.
Questa piccola piantina di primula l'abbiamo raccolta in Slovenia poche settimane fa. Normalmente non portiamo mai via i fiori dal loro habitat: non solo così se ne preserva intatta l'ecologia (ricordate che ogni organismo, anche una piccola piantina, interagisce in maniera complessa con molte altre specie); ma un fiore è molto più bello se osservato nella natura che l'ha fatto nascere.
In questo caso abbiamo fatto uno strappo alla regola dato che la primula era cresciuta sul ciglio della strada, in un costone fangoso che stava essendo dilavato dall'azione delle piogge di questo periodo: in pochi giorni la primula sarebbe finita sull'asfalto quindi metterla in un vaso nel giardino è stato un po' come salvarla.

venerdì 18 marzo 2011

Il corniolo

Fra la fine di febbraio e l'inizio di marzo fiorisce il corniolo (Cornus mas). La strada che da Doberdò porta a Iamiano, passando sul versante nord del lago, è fiancheggiata da una grande quantità di arbusti di corniolo, e si riveste di fiori gialli particolarmente visibili dato che gli altri alberi non hanno ancora iniziato a metter su le foglie.

In nome corniolo deriva dal latino cornus che significa corno: infatti il legno del corniolo è molto particolare, lucido come le corna dei buoi; mas invece in latino significa maschio, che si riferisce con una velata allusione sempre al legno, particolarmente duro. Anche in bisiac si usa dire "Duro come un curniol".
Di contro la sanguinella (Cornus sanguinea), un altro arbusto "parente" del corniolo, che fiorisce più tardi, ha un legno molto fragile: perciò uno dei suoi vecchi nomi era proprio Cornus femina.
 
Il nostro corniolo è un arbusto a foglie caduche; può diventare un alberello alto anche fino a 6 metri. Ha una corteccia marrone che si desquama facilmente lasciando macchie arancioni al di sotto.


Le foglie spuntano ben dopo la fioritura; sono ovali, e disposte opposte l'una con l'altra. Le nervature convergono all'apice: questa è una caratteristica del genere, che permette di individuarlo subito!
I fiori sono piccoli ed hanno 4 petali di un gialo intenso; sono riuniti in corimbi, ovvero quei piccoli  mazzetti che sembrano una pallina di fiori.
Il frutto è una drupa pendula di colore rosso.
I frutti hanno un alto contenuto di vitamina C sono usati per preparare marmellate, salse e grappe.
I frutti vanno raccolti a completa maturità perchè altrimenti sono terribilmente allappanti!
Comunque anche da maturi restano molto astringenti: se preparate la grappa di corniolo, quando mettete i frutti in infusione nella grappa bianca aggiungeteci una generosa dose di miele per addolcire il tutto!

martedì 15 marzo 2011

L'orbettino

Questa mattina, nonostante la pioggia, il nostro cagnolino voleva restarsene in giardino: era molto eccitato, incuriosito, e abbaiava sbuffando, guardando alternativamente me e un angolo dietro gli scalini.
Tanto ha fatto che è riuscito ad incuriosire anche me... alla fine la causa di tutta questa agitazione era un piccolo orbettino (Anguis fragilis)!



Per prima cosa ho allontanato Frodo dal malcapitato orbettino: non che gli stesse facendo male, ma non vorrei mai che lo scambi per uno dei suoi "giocattoli" ed inizi a masticarselo!
La domanda che si pone subito chi non conosce l'orbettino è se il suo morso sia velenoso.
L'orbettino, come facilmente si può capire dal suo aspetto, è un rettile, ma non appartiene al sottordine dei Serpentes bensì a quello dei Sauri, cioè non è assolutamente un serpente, e non è neppure imparentato con questi ultimi, ma si può vederlo come una lucertola (uno dei sauri più conosciuti e familiari) senza le zampe.
Infatti a guardarlo da vicino la sua testa assomiglia proprio a quella di una lucertolina e la sua bocca è conformata per nutrirsi delle stesse cose di cui si nutre quest'ultima: lombrichi (nella foto sotto sta finendo di papparsene uno!), piccoli insetti, vermi e lumache. Per questo non presenta i denti veleniferi tipici dei serpenti e perciò è assolutamente innocuo!


Il corpo dell'orbettino è cilindrico e ricoperto da squame abbastanza dure, spesso di un bel colore ramato, come l'esemplare che ho trovato oggi; essendo così dure lo rendono un po' rigido nei movimenti, infatti quando l'ho preso in mano per salvarlo dal cane lui si muoveva in maniera piuttosto rigida. Questo è dovuto al fatto che vive tipicamente nella terra e questo tipo di forte corazza lo aiuta nello scavo.
Può arrivare anche al mezzo metro di lunghezza ma è raro in quanto, ricordiamolo, essendo praticamente una lucertola senza zampe, condivide con essa un particolare comportamento difensivo detto 'autotomia', cioè la capacità di perdere la coda per scappare dai predatori. Vorrei ricordare che questo non è un comportamento che la lucertola adotta con leggerezza, in quanto la perdita della coda non soltanto è una grossa perdita delle sue riserve di grasso ma riduce anche le possibilità di riproduzione in quanto simbolo di individuo 'poco scaltro' nel sfuggire ai predatori. Fatto sta che questa abilità può salvare gli orbettini ma in seguito a ciò spesso gli esemplari non superano i 30-40 cm.
Come tutti i rettili l'orbettino è un animale eterotermo, cioè la sua temperatura corporea non è costante ma varia con il variare della temperatura ambientale. In inverno va in letargo sottoterra e ai primi caldi in primavera riemerge per recuperare un poco di calore corporeo restando al sole.
L'orbettino che ho trovato oggi è un po' in anticipo sulla tabella di marcia, infatti era tutto un po' intontito dal tempo piovoso e freddo; per questo i suoi tempi di reazione erano molto lenti. Questo mi ha permesso di approfittarne e scattargli un po' di foto e tenerlo in mano per godere della sensazione della sua pelle, liscia come seta.
Poi mi sono intenerita e piano piano l'ho spinto verso un buco sotto la legnaia dove spero rimanga, protetto da attacchi canini, fino a quando le temperature si faranno più miti.

domenica 6 marzo 2011

I ocieti della Madona

Sempre Blake in "Auguries of innocence" ci ricorda di come sia possibile
"Vedere un mondo in un granello di sabbia,
E il paradiso in un fiore selvatico"

La veronica (Veronica persica) è uno dei più piccoli fiori selvatici che possiamo trovare nei campi, ed è anche uno dei più belli.
 

In dialetto bisiac questo fiorellino ha un nome molto poetico, "Ocieti della Madona"




La veronica appartiene alla famiglia delle Scrophulariacee; il nome del genere, per qualcuno, deriva da Santa Veronica, per altri dalla ''betonica'' per traslitterazione della B in V (una pianta della famiglia delle Labiate), per altri ancora vera ikona = vera immagine perchè era molto comune nelle rappresentazioni sacre della fine del Medioevo; "persica" invece indica che il fiore è originario della Persia.
E' una pianta erbacea, infestante, e nonostante sia così bella è considerata un'erbaccia senza utilità pratica.

Il fusto è prostrato è peloso. Le foglie, elittico-ovali, hanno un margine dentato e sono anch'esse pelose. I fiori sono portati da lunghi peduncoli e hanno la corolla azzurra col centro giallo e si chiudono nelle giornate nuvolose e di sera.


I frutti sono capsule cuoriformi.

Si dice che la veronica abbia proprietà toniche ed espettoranti, ma non saprei se si parla di tisane o quant'altro e a che parte della pianta si riferiscano.
Di certo in una bella giornata di sole la veronica ha la proprietà di donarci un attimo di allegria, trasformando i campi di marzo in un piccolo cielo stellato.
 

sabato 19 febbraio 2011

Il nocciolo

In questo periodo fiorisce il nocciolo (Corylus avellana)!



Benchè i singoli fiori non siano spettacolari, nel complesso l'effetto è davvero notevole, e sembra che i rami ancora privi di foglie si coprano di tanti tratti dorati!
Il nocciolo non è un vero e proprio albero: tendenzialmente ha una crescita arbustiva, raggiungendo altezze modeste, dai 3 ai 4 metri; solo in rari casi raggiunge altezze superiori (fino a 10 metri) assumendo il portamento d'un albero.
Il nocciolo predilige i posti umidi, spesso all'ombra di altri alberi, ma è di buona bocca e lo si può trovare un po' ovunque, tant'è che una specie colonizzatrice dei prati e dei pascoli incolti.


Il nocciolo è una pianta monoica: sul medesimo albero troviamo cioè sia i fiori maschili che femminili.
In questo periodo non girano molti insetti impollinatori, ma in compenso soffia spesso il vento: perciò il nocciolo usa il vento come mezzo per disperdere il polline (impollinazione anemofila).
Ciò spiega la mancanza di colori vivaci e di profumi dei suoi fiori, che sono necessari in altri casi proprio per attirare gli insetti quali api, o bombi, ecc...

Gli amenti (infiorescenza pendula) gialli sono i fiori maschili;


ogniuno di loro è formato da un'asse centrale e da numerose brattee squamose che proteggono i  quattro stami sottostanti che contengono il polline.

A differenza dei fiori visitati dagli insetti impollinatori, dove il polline è di norma vischioso ed appiccicoso, questo è secco e polveroso, e viene prodotto in più grandi quantita, dato che molto di esso andrà disperso.
Inoltre i fiori son posati su rametti sottili, in maniera da esser scossi dal minimo soffio di vento.
Se provate a scuotere un rametto d'un nocciolo fiorito vedrete uscirne una nuvoletta di polline giallo!

I fiori femminili, posti più a monte del ramo rispetto a quelli maschili, sono minuscoli: sono a forma di gemme, dalle quali sporgono dei filamenti rosso-porpora.
I filamenti rossi sono gli stimmi; ogniuno di essi è coperto di sottilissimi peli adatti a catturare il polline: se il fiore viene fecondato, si sviluppa nella nocciola che tutti abbiamo assaggiato.

Uno dei ruoli importanti di questo albero in un ecosistema è proprio come fonte alimentare: delle nocciole si cibano ghiandaie, nocciolaie, insetti, scoiattoli, ratti, topi e tante altre bestiole ancora- persino certe specie di coleotteri depongono le uova in questo frutto, facendone così parte integrante del loro ciclo vitale!

venerdì 11 febbraio 2011

Cince e codibugnoli

Non sono solo i fiori a rinascere ai primi raggi di sole: non fa in tempo a spuntare il crocus che già si vedono volare le prime api, ancora intontite dai freddi notturni!
Certo, non è ancora primavera, e c'è sempre il pericolo di un ritorno del freddo, di una ghiacciata notturna che  venga a 'mordere' le foglie e i fiori e gli insetti. Ma la natura non sembra curarsi di tali minacce future e sfrutta ogni singola giornata di sole, esplodendo di vita senza paure per il futuro.
Anche gli uccelli sentono già nell'animo la primavera: si sente già infatti dalle cime degli alberi il canto primaverile delle cinciallegre (Parus major - il nome in bisiac di questo uccellino è proprio Parùsula), le cugine più grandi della cinciarella azzurra ; è un canto semplice e grazioso, composto da due note alternate - sembra davvero un richiamo gioioso alla spensieratezza.
Qui potete ascoltarlo.


La cinciallegra si riconosce principalmente per il petto giallo brillante, diviso da una striscia nera, che si allarga sulla pettorina e continua sulla testa formando una calottina nera; sulle guance invece il piumaggio è bianco.
le ali sono blu-grigio mentre il dorso e la schiena tendono al verdolino.

E' più diffusa rispetto alla cinciarella; è meno agile ma più sicura di sè, e non si limita ai rami degli alberi ma scende anche a terra in cerca di granaglie.
L'altra settimana, sui boschi attorno al monte Ermada, ne abbiamo vista una mentre mangiava i semi dalle pigne del pino nero austriaco: la cincia infila prima il becco fra le squame lignee aperte della pigna

poi vola a posarsi su un ramo vicino per mangiare il seme, che non è un pinolo (che è il seme dei pini marittimi) ma un piccolo seme con una squametta che lo rende adatto ad esser trasportato dal vento.


Come dicevamo la cinciallegra non è affatto timida, e capita anche di vederla vicino alle case: se mettete in giardino una ciotola con dei semini è molto facile che vi capiti di vederla!

Un altro tipo di cincia che da noi si vede un po' meno è la cincia bigia (Parus palustris): ci è capitato di vederne una tempo addietro durante un escursione in Slovenia, nei pressi di Vitovlje, vicino a Nova Gorica. Rispetto alla cinciallegra è più piccola; ha sempre il cappuccio nero ma il petto è bianco e le ali e la schiena son grige.



Un uccellino che può somigliare alle cince è il codibugnolo (Aegithalos caudatus), che abbiamo visto sempre sul monte Ermada l'altro sabato: il corpo è più rotondeggiante, bilanciato da una coda allungata e molto slanciata.
Il codibugnolo ha due tipi di piumaggio: nell'Europa meridionale è più scuro ed ha una calottina nera alla  moda delle cince; nel nord invece la testa è interamente bianca ed i colori sono meno intensi.
Il becco è più piccolo rispetto alle cince: infatti il codibugnolo si nutre prevalentemente di insetti.
Il verso lo potete sentire qui.

domenica 6 febbraio 2011

Risveglio

Finalmente il sole ha preso coraggio regalandoci un bel weekend che già fa sognare la primavera!
La natura non si lascia perdere l'occasione di sfruttare questi primi tepori e manda in avanscoperta le sue avanguardie, facendo sbocciare i primi fiori dopo la pausa invernale!

Nelle zone ombrose ed umide del sottobosco fiorisce infatti il bucaneve (Galànthus nivalis):
'Galanthus' significa in greco 'fiore di latte'; nivalis si riferisce sia al colore, bianco come la neve, sia al fatto che fiorisce talmente presto che spesso accade che spunti da sotto la neve.
Ciò che permette al bucaneve di fiorire così presto è il suo bulbo, nel quale sono già immagazzinate, dall'anno precedente, le sostanze nutritive necessarie (il bulbo è lievemente velenoso, quindi non fatevi frittate di bulbi di bucaneve!). Ciò da al fiore il vantaggio di una minor concorrenza per quanto riguarda le visite dei pronubi, ossia gli insetti impollinatori. Tuttavia questa strategia è usata soltanto da un numero limitato di specie, in quanto in questi mesi ancora freddi sono ben pochi gli insetti impollinatori che se ne vanno in giro! Si tratta insomma di una nicchia ecologica molto ristretta che il bucaneve ha saputo occupare molto bene.

Il fiore del bucaneve è formato da tre grandi tèpali bianchi, e tre petali bianchi macchiati di verde, uniti a formare un tubicino, all'interno del quale si trovano sei stami e uno stilo.
Il fiore è ripiegato verso il basso: quando l'insetto vi entra in cerca del nettare, il suo corpo tocca delle setole poste sulle antere, che fanno sì che il polline ricada cospargendo l'insetto. Quando l'insetto visiterà il prossimo fiore porterà tale polline sullo stigma impollinando il fiore.

Di solito i fiori reclinati non si chiudono alla sera o col cattivo tempo - il bucaneve fa eccezione, principalmente perchè durante il suo periodo di fioritura è ancora ben possibile il periodo di ghiacciate.

Subito dopo il bucaneve viene il periodo di fioritura del crocus (Crocus reticulatus). 

A differenza del bucaneve, il crocus fiorisce sui prati: fiorire adesso gli serve quindi a rendersi visibile dagli insetti impollinatori, prima che l'erba cresca e lo nasconda. Ciò gli permette di impiegare meno risorse rispetto ad una pianta a stelo lungo, pagando però come per il bucaneve il prezzo di un periodo di fioritura meno propizio - altro esempio di  nicchia ecologica molto calibrata.
Il fiore è composto da tre tepali grandi e tre tepali piccoli; il colore varia da un lilla acceso ad uno talmente pallido da sembrar bianco; sull'esterno ci sono delle bellissime striature viola scuro. La base dei tepali, gli stami e lo stigma sono invece di un giallo acceso.
Il 'reticulatus' del nome scientifico proviene dalle tuniche che ricoprono il bulbo, che formano appunto una rete.

Il crocus reticolatus viene chiamato anche zafferano triestino o zafferano d'istria - è infatti il parente 'nostrano' e selvatico dello zafferano dai cui stimmi dissecati viene preparata l'ononima spezia (anche qui vi sconsiglio di fare esperimenti culinari, se non altro vista la possibilità di confondere il crocus con il velenosissimo colchico)

Nel sottobosco si può trovare un'altra specie in fioritura in questo periodo - benchè il fiore sia molto meno appariscente: è il pungitopo (Ruscus aculeatus).

Le parti spinose somiglianti a foglie sono in realtà parti del ramo modificate chiamate cladodi; le foglie vere e proprie sono delle squamette alla base di questi.
Il fiore è una robettina piccola e verde chiaro, quella macchietta che si vede al di sotto dei cladodi:

La poca appariscenza e la mancanza di colori sgargianti di tali fiori indica che molto probabilmente il pungitopo non si affida agli insetti per l'impollinazione, preferendo mezzi alternativi come l'affidare il polline al vento.
Il pungitopo è conosciuto come pianta ornamentale, a causa delle sue belle bacche rosse; un tempo veniva usato per creare pungenti mazzetti con cui tenere alla larga i topo dalle provviste domestiche - da cui il nome.
Tuttora si usa raccogliere i germogli di pungitopo, che spuntano in primavera, per mangiarli lessi o anche in frittata - in bisiac si chiamano 'scovete', data la loro somiglianza ad una scopa in saggina.
La normativa per la raccolta dei germogli varia da regione in regione, quindi è bene informarsi per evitare multe... ed in ogni caso è buona regola raccogliere quel che basta per una buona mangiata, evitando provviste ingorde!